"In Europa n°3 2014".

Domanda: “Nel dibattito che è seguito i recenti fatti alluvionali, sul banco degli imputati è finita, tra gli altri,  la cosiddetta "cementificazione". Con questo termine si intende, in senso stretto, lo sviluppo edilizio dissennato, spesso abusivo (salvo condoni) o secondo regole non attente agli equilibri del territorio. Da parte di alcuni, tuttavia, si finisce per identificare sotto questa categoria ogni intervento di trasformazione del territorio. A tuo parere, la pianificazione in campo urbanistico nella nostra regione è adeguata, sotto il profilo degli strumenti culturali, tecnici, normativi, procedurali per affrontare positivamente questa problematica?”

 

In Liguria, così come in quasi tutto il paese, non siamo in presenza di lacune normative in campo ambientale o mancanza di atti pianificatori, anzi!

Mi occupo di ambiente e di pianificazione da tempo e colgo l’occasione di questa tavola rotonda virtuale per fare alcune sintetiche osservazioni su temi che mi stanno particolarmente a cuore.

A partire dalla Legge Urbanistica Regionale del 1997 e dalla istituzione della pianificazione di bacino a livello nazionale (1998) è stato sancito che le scelte urbanistiche devono essere compiute a valle di una attenta lettura delle caratteristiche ambientali del territorio.

Prima di arrivare alla realizzazione di un nuovo intervento edificatorio, le scelte sono sottoposte  a più filtri di controllo, a partire dalla scala pianificatoria fino a quello specifico sulla singola opera nel caso la stessa sia oggetto di screening ambientale oppure, quando in variante a uno dei tanti piani che insistono sul nostro territorio, sia soggetto a procedura di VAS o di verifica di assoggettabilità. Quindi ritengo che oggi non possano più esistere interventi che non siano stati valutati dal punto di vista ambientale, compresi gli aspetti di pericolosità idraulica e idrogeologica.

Quando si parla di “cementificazione” è chiaro che ci si riferisce ad un’epoca ormai da tempo chiusa non solo per le ragioni sopra esposte ma anche per la situazione economica che non è e non tornerà più ad essere quella dei decenni passati.

Tre  a mio parere sono gli argomenti da evidenziare.

Il primo riguarda il potere legislativo regionale in campo ambientale che ritengo debba essere eliminato; per fare un esempio semplice, che senso ha che la legge regionale sulla VIA o sulla VAS della Liguria sia diversa da quella del Piemonte o della Sicilia? Nessuno. La normativa deve essere chiara, semplice e unica a livello nazionale; il recepimento a livello regionale di una legge nazionale produce solo una inutile e spesso dannosa complicazione del sistema.

Il secondo riguarda l’eccesso di livelli di pianificazione e il tempo eccessivo che serve per varare un piano: in una regione piccola come la Liguria tre livelli di pianificazione urbanistica sovrapposta (regionale, provinciale e comunale) oltre a tutti i piani di settore che non elenco per pudore, sono eccessivi. Siamo in un’epoca in cui per produrre un piano occorrono molti anni, quando questo diventa operativo fotografa e pianifica una realtà spesso obsoleta per cui ogni intervento agisce in variante.

Il terzo, ancora più complesso dei primi due, riguarda lo scollamento tra la teoria e la pratica ancora così diffuso nella pianificazione urbanistica a livello comunale ed in quella operativa dei PUO, dei PU e dei SUA. Come accennavo all’inizio, ogni piano è ormai corredato da un insieme di studi propedeutici, spesso molto approfonditi, che rilevano criticità e fragilità ambientali ma, all’atto della stesura della struttura del piano e del relativo apparato normativo, detti studi sono “dimenticati” a favore di una pratica urbanistica “vecchio stile” che ignora le risultanze degli approfondimenti  ambientali per una incapacità culturale ad agire in modo nuovo.

In un’epoca in cui l’attenzione per l’ambiente è un tema cool, ogni architetto o ingegnere se ne appropria, ma spesso resta una mera enunciazione di principio, scollata dalla pratica pianificatoria e progettuale.

E come sempre, alla fine, ciò che fa la differenza è la cultura e quindi la preparazione oltre che la sensibilità degli addetti ai lavori: anche quando non era un obbligo normativo i piani ed i progetti di livello si basavano su una grande attenzione all’ambiente naturale e culturale, il genius loci dei latini.

 

Egizia Gasparini